Quando disegno a casa di mia madre
Non ho più un tavolo dove disegnare. Mi appoggio dove posso. Disegno su formato A5 perché dei fogli più grandi non ci starebbero. Ascolto musica direttamente dal PC, senza casse perché non saprei dove metterle.
All’inizio, cioè quando non ebbi più un posto, spostai l’armamentario da mia madre. La Dolcissima. Un mini trasloco di materiali e attrezzature.
Sono ancora lì.
Come quelle costruzioni abbandonate e mai usate.
Il fatto è che a casa di mia made non riesco a disegnare. Mi blocco. Allora apro le cartelline dei miei disegni e cerco quello che in tanti anni ho provato a dire, a disegnare.
Cazzate, niente di serio.
C’è un altro progetto che sto portando avanti sui tantissimi lavori rimasti in sospeso (Remastered: dieci anni di storie), ma in questo caso sono storie che avranno una fine.
Quando disegno a casa di mia madre sono più scarabocchi, sketch, pensieri di un momento.
Tempo perso che cercherò di recuperare.
Come dicevo, niente di serio.
Nel primo episodio c’è questo sketch che ha più di dieci anni.
Il palazzo ritratto è sempre lì.
Per ironia della sorte ci passo davanti anche quando vado a casa di mia madre a non disegnare.
